21/03/26

L’energia della primavera, sembra banale ma non lo è. Quanto ignoriamo il nostro fisico? Quanto ignoriamo il nostro essere semplici animali? Quante idiozie nelle presunzioni degli esseri umani. Homo sapiens un animale tanto intelligente quanto stupido. Quanta vaga autocompiacenza nel mondo: abbiamo bisogno di sentirci migliori, eroi, salvatori, crociati. Ma il bene e il male si misurano solo relativamente a qualcuno o qualcosa. Non esiste il male assoluto né il bene assoluto. Se mi fai del male mi difendo, ma in termini assoluti la mia vita non vale più della tua, può valere di più per me, ma potrebbe anche non valerlo se io dessi molto poco valore alla mia vita. Potrei attribuirle molto valore, e sarebbe un mio diritto, come molto poco, e anche questo é un mio diritto. Mi chiedo: si può essere antispecisti e consapevolmente offrire da mangiare il corpo di animali morti nelle prigioni e nella tortura dell’industria dello sfruttamento ad altri animali che evidentemente riteniamo essere più meritevoli di una vita degna? Non é possibile vivere senza far soffrire mai o uccidere mai nessuno, ma farlo consapevolmente mi sembra ingiusto. Colui o colei che dà da mangiare al nibbio in fin di vita una parte del corpo di un pollo nato e cresciuto nei lager dell’industria dello sfruttamento animale, semplicemente sta considerando la vita del nibbio più importante del pollo, e capisco la necessità di sentirsi il salvatore del nibbio, e dissociare dalla vita del pollo, ma la vita del pollo non è meno importante di quella del nibbio: allora che il salvatore del nibbio vada egli stesso a uccidere un uccello selvatico per il nibbio, e non deleghi l’assassinio all’industria, giacché è più facile dissociare che uccidere consapevolmente, oppure offra in pasto al nibbio una parte stessa del suo corpo, oppure semplicemente lasci che il nibbio muoia e non si erga a decisore del fatto che la vita del pollo dell’industria sia più importante di quella del nibbio. Lo stesso vale per gli animali riscattati, non vi assumiate compiti che non sono vostri, gli animali non hanno bisogno di voi, e se soddisfare il loro bisogno implica che per salvare una vita ne sono state pregiudicate milioni e miliardi di altre, beh, guardatevi allo specchio e non chiamatevi antispecisti ma “saviourists” bisognosi di sentirsi salvatori di qualcuno al costo della vita di miriadi di altri. Io questo lo chiamo bisogno di sentirsi bene con se stessi attraverso la sensazione di aver salvato qualcuno che aveva bisogno di noi, in realtà non era tanto lui che aveva bisogno di noi, quanto noi di lui. E quanto il fantomatico bisogno degli animali di noi non è in realtà umanamente prodotto? Come il bisogno dei cani di esseri umani per uscire dal canile, che a sua volta, è dove sono stati incarcerati da altri esseri umani, dal momento che per gli stessi esseri umani o forse per altri, la loro autodeterminazione di semplici esseri viventi non era accettabile. Allora che ruolo abbiamo noi cosiddetti antispecisti in questo sistema che genera risposte non umane a bisogni molto umani e allo stesso tempo fa si che queste risposte contribuiscano a perpetuare il fatto che alcune vite siano indiscriminatamente più importanti di altre. Non esiste né giusto (bene) né sbagliato (male): giusto o sbagliato si riferisce sempre a qualcuno e io voglio che la mia vita sia più giusta possibile, ossia che faccia meno cose sbagliate possibili, ossia che faccia meno male possibile a quante più persone possibili, umane e non umane, me inclusa. 

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